Lyft accusa San Francisco di averle fatto pagare $100M in tasse: Ecco cosa c’è dietro

Lyft ha avviato una causa contro la città di San Francisco, facendo leva su presunti errori fiscali che hanno portato a un sovraccarico di oltre 100 milioni di dollari in tasse. Secondo il rapporto di Bloomberg, Lyft sostiene che, per un periodo di cinque anni, la città ha erroneamente considerato come ricavi dell’azienda i guadagni degli autisti. Questo errore comporta un’incomprensione fondamentale del modello di business di Lyft.

Nella denuncia, Lyft sottolinea che i suoi autisti dovrebbero essere considerati clienti, non dipendenti. “Pertanto, Lyft riconosce che i ricavi provenienti dai servizi di ridesharing consistono delle commissioni pagate dagli autisti a Lyft, non delle tariffe pagate dai passeggeri agli autisti”, si legge nel documento legale. Questo approccio chiarisce come Lyft valuta le entrate e pone interrogativi su come i governi locali gestiscono la tassazione delle piattaforme tecnologiche.

La causa si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge la classificazione degli autisti nel settore dell’economia dei lavoretti, dove aziende come Lyft e Uber hanno vinto battaglie legali, in particolare con la Proposition 22 in California, che consente loro di classificare i loro conducenti come appaltatori indipendenti, evitando l’obbligo di fornire benefici completi ai dipendenti. Questo caso di San Francisco potrebbe avere ripercussioni significative per altre città e per l’intero settore del ridesharing.